I GRAFFITI DI COCACOLA

Qualche settimana fa CocaCola ha chiesto l’aiuto di alcuni writers (o presunti tali), per installare 120 graffiti in gesso rosso sui marciapiedi degli storici quartieri French Quarter e Treme di New Orleans.

Ogni graffito riportava il logo del brand, e un messaggio con cui si offriva a turisti la possibilità di ricevere informazioni relative alle imminenti NCAA Final Four.

 

Purtroppo per CocaCola però, la reazione dei cittadini dei quartieri interessati dalla campagna non ha tardato a manifestarsi, e il brand è stato costretto a intervenire velocemente promettendo un’imminente rimozione dei graffiti.

 

A un’analisi superficiale, quella presentata sopra sembra una situazione abbastanza frequente, soprattutto quando si parla di azioni di guerrilla marketing.

Fortunatamente CocaCola aveva avuto l’astuzia di lavorare con gesso spray (quello che utilizziamo anche noi nelle nostre campagne), potendo quindi garantire una facile e immediata cancellazione dei messaggi qualora ce ne fosse stato bisogno.

 

Chalk-graffiti per CocaCola a New OrleansAndando a leggere l’evoluzione dei fatti, si possono però notare alcune stranezze.

    • il portavoce del brand (Kel Villarubia), durante un’intervista, ha dichiarato che CocaCola non sapeva quale agenzia si fosse occupata della realizzazione della campagna guerrilla;
    • in un’altra dichiarazione, CocaCola ha negato un coinvolgimento nell’attività, prendendo le distanze dall’azione e dall’agenzia che ha messo in piedi il tutto;
    • è stato reso pubblico un annuncio online in cui quest’agenzia misteriosa offriva un compenso a chi avesse voluto partecipare alla campagna e creare graffiti per i marciapiedi di New Orleans;
    • negli anni CocaCola si è sempre mossa con azioni ‘pulite’, mantenendo un profilo giovane e fresco senza mai essere trasgressiva (caratteristica casomai più assimilabile a Pepsi).

 

Un altro punto fondamentale da considerare in questo “intrigo” è la location scelta. New Orleans non è una città come le altre, soprattutto se si parla di graffiti. Writer importanti come Swoon e Banksy hanno scelto proprio le vie del centro storico di questa città per alcune delle loro installazioni più famose. E tutto il tessuto urbano della città è completamente addobbato di graffiti e opere di street art che ne hanno ridisegnato le forme, trasformando alcune aree danneggiate dagli uragani abbattutisi negli ultimi anni.

 

Graffiti Banksy New Orleans    Swoon Graffiti New Orleans    Banksy Graffiti New Orleans

 

Ok, ci sono elementi a sufficienza per non riuscire ad avere una chiara idea sull’accaduto, dato che diverse fonti hanno fornito versioni contrastanti della cosa.

 

Abbiamo deciso di dare spazio all’argomento però perché CocaCola in questo caso ha toccato dei punti a noi cari, scontrandosi con problemi che abbiamo già vissuto in passato e facendo degli errori (volutamente?) che noi non ci siamo mai permessi di fare.

    1. I messaggi sono stati prodotti con gesso nebulizzato, una sostanza naturale, temporanea (se non piove possono durare circa 20 giorni, altrimenti 4 0 5 giorni) e poco invasiva per la città.
    2. Il graffito installato voleva essere un messaggio di valore, dato che si proponeva di aiutare i turisti a muoversi per la città durante le Final Four (e non un semplice “drink CocaCola”).
    3. La città di New Orleans non ha fornito le dovute autorizzazioni all’agenzia, e questo è un problema di molte pubbliche amministrazioni e municipalità che non sanno come gestire i nuovi media.
    4. CocaCola ha deciso di agire ugualmente, andando a colpire in un punto nevralgico della città (forse facendo anche più scalpore di quanto se ne sarebbe fatto realizzando dei graffiti in centro a Roma o Firenze, data l’importanza del graffito come forma artistica sulle rive del Mississipi).

Graffiti CocaCola New OrleansMolto probabilmente la scelta di procedere contravvenendo alle regole è stata un rischio calcolato, fatto consapevolmente per alimentare un polverone mediatico che parlasse della cosa.

 

Se così fosse, l’effetto desiderato è stato raggiunto, dato che decine di blog e magazine di settore hanno deciso di parlarne. Rimane da chiarire l’annoso problema relativo al ‘quanto spingersi oltre‘, ma questa è una questione soggettiva e personale che dipende troppo dalle diverse sensibilità e a cui risulta veramente difficile dare una risposta univoca.

 

La lezione che dobbiamo cogliere invece noi guerriglieri del marketing è: le autorizzazioni servono, ma non sono sufficienti, perché se si fa qualcosa che danneggia o indispettisce la comunità, si produce per forza un effetto boomerang. Per cui è sempre necessario massimo rispetto per la città ed i cittadini.

 

 

 

 

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Pubblicato da GreenGraffiti Italia il 18 aprile 2012 nella categoria: Articoli

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