MIGLIORARSI COSTA FATICA E SUDORE

Essere parte del team GreenGraffiti è divertente, e ti permette di passare continuamente da una lavoro all’altro: un momento stai cercando contatti e organizzando appuntamenti, quello dopo aggiustando la contabilità o sistemando il business plan, quello successivo pensando a nuove tecniche e soluzioni creative.
Il lavoro ci porta a contatto con le figure professionali più svariate, dalla responsabile marketing di Sony Ericsson al tecnico con cui dobbiamo relazionarci quando l’idropulitrice ha qualche problema.

 
Questa premessa per raccontarvi come ancora una volta siamo stati catapultati in un mondo che non conoscevamo assolutamente, e di cui stiamo cercando di imparare regole e meccanismi: quello della bio-edilizia.

 

Il motivo: da quando abbiamo iniziato a portare in giro il concept di GreenGraffiti abbiamo sempre proposto, tra le varie tecniche, quella dei chalk-graffiti, messaggi installabili ovunque, realizzati con gesso naturale nebulizzato.
Proprio per questi più volte siamo stati criticati da passanti e cittadini perché, per realizzare queste installazioni, ci siamo serviti di bombolette spray, identiche a quelle dei writer e dunque immediatamente associabili all’imbrattamento.
Non ci è mai successo di completare una campagna di chalk-graffiti (anche se con tutte le autorizzazioni del caso) senza dover chiarire a qualcuno chi eravamo e cosa stavamo facendo, spiegando dettagliatamente che si trattava di messaggi temporanei, che si cancellano ‘naturalmente’, che non contengono additivi chimici, ecc…
E come se non bastasse, da qualche tempo hanno iniziato a contestarci anche (giustamente) che comunque le bombolette che utilizziamo creano rifiuti da smaltire, e non possono essere considerate completamente green. A questa critica abbiamo cercato di rispondere spiegando che ricicliamo tutto il materiale utilizzato (e le lattine sono in alluminio, completamente riciclabile), ma effettivamente non basta.
   Chalk-graffiti Notte Verde di Padova

 
Per tutte queste ragioni abbiamo deciso che era arrivato il momento di mandare le bombolette in pensione e di trovare una nuova tecnica in grado di sostituirle.

 

Springcolor    E così è iniziato il nostro viaggio nel magico mondo della bio-edilizia: abbiamo iniziato a fare ricerche su ricerche, con l’obiettivo di trovare un materiale simile alla vernice al gesso delle bombolette, completamente naturale e in grado di aderire per più giorni alla superficie.

 
Queste ricerche ci hanno portato a Castelfidardo, sotto Ancona, in una piccola ma bellissima azienda nascosta tra le siepi di Campocavallo. L’azienda si chiama SpringColor e da vent’anni produce tinte e colori per interni ed esterni esclusivamente con materiali naturali. Si servono di elementi come l’albume, il gesso, le resine di arancio, la caseina lattica, la cellulosa, il propoli, e creano prodotti che rappresentano l’eccellenza nel proprio settore, con clientele prevalentemente nel ramo del restauro e del decoro.
Nella loro gamma propongono 8 tipologie di prodotti diversi, ognuno con le sue caratteristiche e peculiarità: ogni prodotto è disponibile solo in colori naturali (tutte le terre, la porpora e altri colori estremamente delicati), rimanendo al 100% naturale.

 
Ovviamente ci siamo innamorati di quest’azienda e ci siamo fatti dare un piccolo campione per ogni tipologia offerta per fare qualche test. La fase 1 era completata.

 

A questo punto abbiamo iniziato a spulciare la rete per capire quale fosse la strumentazione idonea per questi prodotti: siamo diventati massimi (??) esperti di sprayer, nebulizzatori, spruzzatori cordless, wired, a compressione, ecc, ecc…
E dopo due acquisti completamente a caso, abbiamo finalmente trovato un macchinetto della Wagner Colora che sembra essere perfetto per le nostre esigenze. E anche la fase 2 era terminata.

 
Fase 3: i test. Con una dose incredibile di pazienza e costanza abbiamo iniziato a fare decine di test, per capire quale dei prodotti di SpringColor fosse più indicato al nostro caso, come miscelarlo e con quanta acqua, quanto fosse resistente agli agenti atmosferici e al passaggio di persone.
E dobbiamo ammetterlo, la strada sembra molto più ardua del previsto: riuscire a rendere una tinta uniforme, saper regolare l’augello di uno sprayer, ripulirlo alla perfezione…è tecnica, quasi arte. E non ci si può improvvisare. Il risultato? Ci aspetta un lungo e travagliato luglio di tentativi e fallimenti.

   Tentativo chalk-graffiti n.1

 
Certo che a 35 gradi sotto al sole, completamente ricoperti di vernice al retrogusto di cannella qualche domanda ce la si pone…

 

 

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Pubblicato da GreenGraffiti Italia il 28 giugno 2012 nella categoria: Articoli

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